La produzione di energia non potrà mai sostituire l’attività principale dell’imprenditore agricolo. “La sfida non è scegliere tra agricoltura e sostenibilità ambientale, ma costruire un modello nel quale la produzione di energia rafforzi la competitività delle aziende agricole, rispettandone la funzione primaria: produrre cibo, tutelare il territorio, creare valore nelle comunità rurali”.

A sottolinearlo è Valentino Berni, presidente Cia Agricoltori Italiani della Toscana, in seguito all’audizione in Regione Toscana dedicata alla definizione delle aree idonee alla realizzazione di impianti di energia alimentati da fonti rinnovabili e relativi processi autorizzativi.

“Siamo a favore delle energie da fonti rinnovabili, senza dubbio – aggiunge Berni -, occorre però avere una visione diffusa del territorio, una strategia che rispetti sempre e comunque la priorità dell’attività agricola. Energie rinnovabili – impianti fotovoltaici (da realizzare sui tetti degli edifici), agrivoltaici o pale eoliche – che non alterino il paesaggio, non vadano ad influire sulle produzioni agricole, non provochino la riduzione del suolo agricolo, facendo sempre attenzione a contrastare eventuali investimenti speculativi (promossi e realizzati da soggetti non agricoli)”.

La proposta di Cia Toscana è concreta: consentire sempre la realizzazione degli impianti agrivoltaici ai coltivatori diretti e agli Imprenditori Agricoli Professionali (IAP), purché mantengano salda la complementarietà con l’attività agricola che deve rimanere quella principale.

Per agevolare le iniziative promosse dagli agricoltori e per contrastare gli interventi speculativi Cia Toscana ribadisce che è necessario fissare un tetto massimo di potenza pari a 1 MW per singolo impianto, una soglia idonea a garantire che la produzione di energia rimanga connessa e complementare all’attività agricola principale. Un impianto che occuperebbe, comunque, 2,5 – 3 ettari di superficie mentre l’azienda dovrebbe coltivare almeno ameno 80 ettari (la superficie media regionale è di 12,3 ettari ad azienda). Allo stesso tempo, Cia Toscana propone che la superficie totale ritenuta idonea a queste installazioni sia in una forbice contenuta tra l’1% e il 3% della SAU complessiva regionale.

“Inoltre – evidenzia il presidente Berni -, si ritiene opportuno che il legislatore regionale, nell’ottica di una attenta corretta gestione del territorio, tutela delle attività agricole e del paesaggio, intervenga anche per disciplinare la realizzazione di impianti, di infrastrutture e di altre aree pertinenti di servizio, quali gli impianti BESS per l’accumulo e lo stoccaggio dell’energia e di cavodotti sia tramite infrastrutture aree che sotterranee”.

Le osservazioni – spiega Cia Toscana – sono finalizzate a contrastare fenomeni di carattere speculativo; ridurre il consumo di suolo agricolo; gestire i procedimenti in corso in maniera da renderli maggiormente aderenti alle disposizioni previste dalla presente proposta di legge, inserendo le opportune misure di salvaguardia, in modo da evitare disparità di trattamento tra autorizzazioni similari; ridurre la conflittualità nei territori; favorire una diffusione qualificata dell’agrivoltaico realmente integrato con l’attività agricola; rafforzare il ruolo dell’impresa agricola come protagonista della transizione Energetica.

Cia Toscana ritiene che la domanda di investimenti espressa dalle aziende agricole rappresenti un segnale di vitalità del comparto e di concreta volontà di contribuire agli obiettivi di decarbonizzazione. Tale processo potrà realizzarsi pienamente solo se il quadro regolatorio regionale garantirà una reale salvaguardia dell’agricoltura, in particolare di quella di qualità, consentendo agli agricoltori di partecipare alla transizione energetica come soggetti attivi e non come meri fornitori di superfici.

“Chiediamo – conclude Berni – al legislatore regionale e agli enti territoriali di governare questa situazione assicurando una transizione sostenibile per l’intera collettività, a partire dalla salvaguardia, tutela e valorizzazione dell’attività agricola”.